Città murate e i loro castelli

L’Italia ha oltre 20.000 castelli, sparsi un po’ dovunque dato che il territorio del paese è stato per migliaia d’anni terra di conquista di paesi stranieri, reami, repubbliche e potentati di tutte le dimensioni. Spesso avvade che alcuni castelli siano costruiti sulle due sponde di una valle stretta e appartengano a potenze nemiche, come accade nel Finalese (Finale Ligure) dove alcuni castelli si affrontano a nemmeno un km l’uno dall’altro. Da un lato il Marchesato dei Del Carretto e di fronte la potenza della Spagna o della Francia (dipende dai periodi…) Altrove interi paesi venivano inglobati in lunghe mura circondate da fossati di grande ampiezza e formavano cinte murarie di un chilometro e più come succede a Cittadella, Montagnana, Vigoleno, Gradara o Corinaldo, solo per citarne alcuni.

Molte di queste città “murate” sono dei veri e propri capolavori artistici, storici e turistici. Una delle più belle e interessanti che ho visitato è Montagnana: la cui cinta muraria chiude la città (che ha una forma rettangolare). Nel medio evo, Montagnana era circondata dal fiume Adige che da allora ha cambiato percorso più di una volta. Poi il fossato è stato riempito da un fiume che era stato deviato per riempirlo. Oggi la cinta muraria è circondata da un grande fossato asciutto, ma nel 1100o forse 1200 l’Adige la faceva diventare una vera e propria isola!

Le mura di Montagnana viste dall’esterno. Alte 18 metri con merli guelfi e 24 torri. Agli inizi aveva due sole entrate: una a ovest verso Verona, l’altra a est verso Padova. nei secoli successivi le entrate divennero quattro.
Una delle entrata di Montagnana per chi proviene da Padova, con alla sinistra il mastio del castello da cui si domina la città
La città vista dall’alto del mastio.
Una delle torri fortificate a destra della porta del Mastio vicino alla porta che si apre in direzione di Padova.

L’interno di Montagnana ha una grandissima piazza su cui si affacciano palazzi di varie epoche e un grande duomo.

La struttura viaria è con strade parallele che si incrociano a 90 gradi, spesso coperte da portici molto belli, di cui vediamo un esempio qui sotto.

qui di seguito vedrete alcune foto di queste città del centro-nord e dei loro castelli. Si va dalla cinta muraria di Cittadella in Veneto a paesini piccolissimi dell’Emilia come Vigoleno.

                                                                                            MONSELICE

Spesso le città murate e i loro castelli facevano parte di potentati che cambiavano proprietari in modo drastico. Molte di queste hanno storie millenarie come ad esempio la città di Monselice il cui castello è composto da elementi che risalgono addirittura al periodo romano e che ha una storia tipica di queste strutture. Oggi il castello di Monselice mostra nella struttura una parte del x° secolo, ristrutturata da Ezzelino III da Romano e ampliata dai Carraresi, per essere poi trasformata in residenza nobile dalla famiglia dei Marcello.

Castello di Monselice: la parte antica del decimo secolo  
A sinistra la parte scaligera mentre a destra l’ala di stile veneto dei Marcello. La parte antica si intravvede a destra dell’ala veneta
Il grande salone restaurato in modo mirabile dall’ultimo proprietario: il conte Vittorio Cini che ne cura anche gli interni. Qui vediamo lo splendido camino

                                                                                                                                                                    CASTELLO DI SOAVE

La storia più incredibile è però quella del Castello di Soave la cui parte più antica fu costruita quando ci furono le invasioni degli Ungari. Nel 1226 Ezzelino da Romano se ne impossessa… nel 1269 i fuoriusciti veronesi lo assaltano e uccidono il comandante della guarnigione… ma appena due anni dopo Mastino I° della Scala se ne impossessa e deve respingere un tremendo assalto di Rolando de’ Rossi da Parma, alleato di Venezia e Firenze, che uccide circa 400 soldati durante la ripresa da parte di Mastino della rocca. , .. il castello verrà ceduto alla Famiglia Greppi dieci anni dopo. Cansignorio della Scala nel 1369, lo restaura e lo rafforza con la grande muraglia che circonda l’abitato. Nel 1387 la signoria Scaligera cade e il nuovo proprietario sarà Gian Galeazzo Visconti di Milano. Nel 1404 il castello passa sotto il dominio dei da Carrara, signori di Padova che solo un anno dopo saranno sconfitti dalla Repubblica di Venezia. Nel 1509 il castello viene occupato dall’esercito della Lega di Cambrai al comando dell’imperatore Massimiliano I° d’Asburgo…. per qualche anno il potere passa ai veneziani, poi ancora agli Asburgo e di nuovo ai veneziani…. ecc. ecc. Questo per dare un’idea di come in uno stesso castello possano coesistere vari stili, merli diversi architetture completamente differenti.

La parte abitata del castello di Soave è relativamente piccola se paragonata ad altri castelli. All’interno delle mura stavano accampati gli armigeri che dovevano difendere la città dagli assalti dei nemici…. che furono tanti e agguerriti!
In primo piano: le mura interne del castello e una delle grandi aree dove si accampava l’esercito di difesa della città. dietro si vede la cinta muraria che proteggeva tutta la città antica di Soave
L’interno del mastio alto oltre i 40 metri. Si notano le fasce scure che identificavano i vari piani abitati e una botola sul soffitto da cui Cansignorio della Scala gettava i prigionieri, i nemici, le spie… insomma tutti coloro che non gli andavano a genio. Pochi anni fa durante degli scavi archeologici alla base del mastio si rinvenne uno strato di ossa di oltre due metri e mezzo!
Il mastio di Soave. Alla base grigia che i intravvede fu aperto un breve tunnel per ragioni archeologiche dove fu rinvenuto uno strato di ossa di oltre due metri e mezzo dei “nemici” che Cansignorio della Scala gettava nella botola della foto superiore…

                                                                                                                                                                   VIGOLENO E GRADARA

Passiamo a due piccole cittadine: li chiamerei piuttosto borghi: Vigoleno e Gradara. In Emilia la prima e nelle Marche la seconda. Ambedue hanno la caratteristica di avere un castello e una cinta muraria che circonda la cittadina. Vigoleno è poco conosciuta probabilmente per la sua posizione un poco defilata dalle vie di comunicazione più frequentate e perché non la si vede che all’ultimo momento. L’entrata nella cinta muraria è una sola, protetta da un grande rivellino che protegge l’entrata principale.

Il rivellino che protegge l’entrata protetta ulteriormente dal grande mastio.

Appena entrati nel rivellino si capisce l’intelligenza di questo come struttura protettiva del villaggio. Da ogni angolazione si aprono feritoie che lasciano completamente sprotetti eventuali assalitori. in Effetti, se mi ricordo bene, Vigoleno non è mai stata conquistata e questo fatto ne ha garantito la perfetta conservazione.

Dentro al rivellino. L’antico ponte levatoio, di cui restano solo le opere murarie, isolava il rivellino dalla cinta muraria costituendo una trappola per chi fosse entrato non invitato

All’interno c’è la grande piazza con al centro una fontana dietro alla quale una seconda fortificazione che oggi è un albergo che dispone di splendidi giardini.

Le due torri e la struttura dell’albergo che purtroppo ha collegato delle stanze della torre con brutti ponti metallici
I camminamenti visti dalla cima del mastio. sulla sinistra la struttura dell’albergo collegata alla torre da due brutti ponti metallici
Il mastio visto dalla seconda piazzetta
L’antica chiesa di Vigoleno ha interessanti affreschi medioevali
Ho trovato questa foto sul web (scattata da un drone immagino) che illustra perfettamente le dimensioni e la struttura del borgo. Se il proprietario volesse essere citato si faccia vivo per favore.

                                                                                                                                                                             GRADARA

Gradara è un borgo poco più grande di Vigoleno e il suo castello è decisamente più importante. Dall’immagine aerea tratta da una cartolina in vendita nel borgo (Shutterstock NY) è possibile rilevare la cinta muraria che difende il castello e quella più ampia che circonda il borgo.

 

Gradara vista dalla moderna circonvallazione esterna

 

L’entrata nelle mura esterne con il ponte levatoio oggi sparito

Appena oltrepassata la torre che difendeva l’ingresso nel borgo ci si trova nell’abitato dove, immediatamente, si capisce che Gradara vive oggi del turismo del week end. La strada che porta all’ingresso principale del castello è interamente occupata da ristoranti, bar e negozietti di souvenir. Il fatto che in questo castello si sia svolta la tragedia di Paolo e Francesca fa si che le loro immagini e le statuette che li rappresentano… insieme alla figura di Dante che ha dedicato loro il V° canto dell’inferno e alle varie copie della spada (di plastica ovviamente), con cui il marito di Francesca ha ucciso i due amanti ) riempiano i ripiani di ogni negozio.

Alle 8 di mattina di un giorno feriale. Tutto è ancora chiuso….fortunatamente
La facciata del castello

Nelle numerosissime cantine del borgo (qui sopra un esempio) i cittadini depositavano vini e cibi oltre a utilizzarle da luoghi protetti per filare, imprigionare, nascondere piccole ricchezze, armature ecc.

Come in ogni fortificazione dell’epoca il castello aveva un grande mastio che era interamente svincolato dalla struttura del castello. L’accesso al mastio avveniva come sempre ad un’altezza di parecchi metri da terra per mezzo di una scala di legno che veniva ritirata in caso di pericolo. Molti castelli sono nati intorno al loro primitivo mastio e, in seguito allo sviluppo del castello e alla progressiva trasformazione da castello militare a struttura abitativa si creavano dei piccoli ponti levatoi che permettevano di passare dal piano dell’entrata del mastio al primo o secondo piano del castello vero e proprio.

L’uscita dal mastio tramite il ponte levatoio più recente. Forse questa era l’entrata primitiva al mastio quando ancora il castello non esisteva.
Una delle stanze da letto in cui la tradizione pone il luogo dove Paolo e Francesca si amavano e dove furono uccisi...

Lasciamo Gradara con un’ultima immagine dell’entrata con il ponte levatoio diviso in due parti che rendevano la conquista della porta nettamente più complessa del solito, quando si pensi che il fossato era allora pieno d’acqua e che le armature pesavano anche 25 chili!

 

                                                                                                             Due esempi di fortificazioni diverse: CITTADELLA in Veneto e CORINALDO nelle Marche.

Le mura di Cittadella con l’evidente enorme fossato oggi limitato nelle dimensioni della parte acquea. 

Tra Padova e Verona c’ è Cittadella, una città che nasconde nel suo centro moderno una cinta di mura di quasi due chilometri, perfettamente restaurate e percorribili. Lungo il percorso ci sono decine di torri (32 per l’esattezza) In quest’immagine dell’Archivio fotografico – Direzione Turismo – Regione del Veneto è possibile vedere in dettaglio la forma dell’antica cinta muraria.

Una delle entrate in Cittadella. a sinistra c’è uno degli ingressi ai camminamenti da cui si ha una vista più precisa della città antica.
Dal camminamento di 1,5 km verso l’interno del borgo
uno dei due accessi ai camminamenti. In basso a destra la difesa della porta d’entrata
Il giro è piuttosto lungo ed è preferibile farlo con scarpe comode e magari una bottiglia d’acqua.

                                                                                                                                                                                CORINALDO

Centinaia di chilometri più a sud, dopo aver visitato Gradara si può lasciare l’autostrada adriatica e puntare verso Corinaldo che in questi anni è interessata da un ampio piano di restauro.  Qui la vediamo in un’immagine tratta dal sito di Vivere Seniglaiia che la riporta insieme alla notizia del piano di restauro. “Il percorso migliorativo che il centro storico di Corinaldo sta affrontando da alcuni anni, con la progressiva riduzione dell’impatto del traffico di passaggio e delle auto in sosta insieme alla riscoperta di nuovi spazi e nuove funzionalità nel centro e nei due borghi cittadini, richiedono oramai un quadro urbanistico nuovo su cui fondare con certezza il futuro del più importante gioiello corinaldese: il suo centro.

Il Borgo è particolare per la presenza di una lunga scalinata che lo attraversa interamente. Alla sera tutte le strutture e le mura diventano magiche per l’illuminazione artificiale ben curata. L’entrata protetta da un grande rivellino è bellissima.

Al’interno la lunghissima scala è attraversata dalle strade che l’incrociano ortogonalmente.

La scala vista dall’entrata del rivellino
Qui la scala è vista dalla sommità
A metà della scala un grande pozzo ben illuminato.
Una delle porte laterali del borgo con l’area protetta all’interno del ponte levatoio.

                                                                                                                                                                                     SAN LEO

L’ultima tappa di questa serie di brevi viaggi alla scoperta delle città murate non lontane da casa nostra è la fortezza di San Leo famosa per essere stata l’ultima dimora del conte Cagliostro. La fortezza non è lontana dalla città di San Marino e l’arrivo sotto alla rupe su cui sorge è spettacolare. Una parte a strapiombo di circa cento metri (Cesare Maestri vi aprì una via in artificiale) in cima alla quale un castello medioevale più volte ammodernato spicca sulla pianura circostante.

In questa foto, presa dal sito di Rimini Turismo, si intravvede la differenza di quota tra il castello e la pianura retrostante.

La storia di San Leo è simile a quella di molte strutture del peiodo: Una prima fortificazione sulla cima del monte fu costruita dai romani. Nel Medioevo fu aspramente contesa da Bizantini, Goti, Franchi e Longobardi. Nella seconda metà del Trecento i Malatesti riuscirono ad espugnare la rocca, alternandosi nel dominio ai Montefeltro sino alla metà del Quattrocento. Nel 1441 il giovanissimo Federico da Montefeltro fu autore di un’intraprendente scalata del forte…. ( Rimini Turismo)

Vari cortili si alternano prima dell’ingresso. Probabilmente servivano a ospitare le guarnigioni che proteggevano il castello e i signori che lo abitavano.
Il primo ingresso al castello
La vista panoramica dal basso distorce un poco la struttura della facciata che è più spigolosa. Basta riferirsi alla foto aerea.  

All’interno si visita la parte abitata che purtroppo non ha mobilio né dipinti di alcun tipo. L’uso come prigione e fortezza militare ha compromesso ogni possibilità di restauro.

L’unica cosa che invece è restata intatta sono le due prigioni in cui fu rinchiuso Cagliostro di cui si possono visitare le celle di cui vediamo l’ultima in cui morì

Nelle grandi sale interne c’è anche un nutrito museo delle armi da fuoco e una serie di cartelli ben eseguiti che spiegano l’evoluzione dell’architettura militare e dei cambiamenti avvenuti in parallelo all’evoluzione delle armi d’assalto. Grandi cartelli con testi e foto di personaggi storici che furono imprigionati in San Leo. Scandali politici poco conosciuti sono descritti in lunghe spiegazioni che rendono la visita molto interessante. Alla fine si scende nel borgo di San Leo dove si può mangiare qualcosa seduti in piazza con la fortezza che svetta sulla cima della collina.

La fortezza di San Leo fu utilizzata come prigione per internarvi tutta una serie di personaggi che erano contro la politica del tempo. Vi morirono uomini noti che dettero il loro nome a moltissime vie e strade della penisola.

Con il castello/fortezza/prigione di San Leo si conclude questo breve viaggio tra alcune delle città murate del centro nord. Quelle che  trovate in questo articolo sono solo alcune delle città murate d’Italia: basta pensare a Monteriggioni o a Palmanova, a Bitonto, Gallipoli… l’elenco potrebbe continuare per centinaia di nomi e località (cfr. Città murate italiane su Wikipedia per un elenco più specifico, regione per regione)

Spesso castelli famosi, per esempio Soncino, sono al centro di piccoli borghi murati come avete visto in Vigoleno o Gradara. A nord di Cremona ci sono tre città murate molto poco conosciute perché al di fuori dei percorsi di traffico: Crema, Pizzighettone e Soncino che sono un obiettivo perfetto per gite da week end.