Valtellina: un Mondo tra le Alpi

All’inizio degli anni 90 del secolo scorso lavoravo in una casa di produzione di Milano dove ero il responsabile del settore “avventura”. Era un modo di produrre che mi avrebbe dato diverse soddisfazioni negli anni immediatamente successivi e che consisteva principalmente nel operare con una troupe ristretta ma in grado di lavorare in ogni ambiente (anche “estremo”) come avrebbe dimostrato nella serie No Limits che vinse oltre 30 primi premi nei film-festival  di tutto il mondo.

Nel caso della Valtellina mi affidai all’esperienza di decenni di alpinismo e di viaggi in Himalaya e nelle Montagne Rocciose per capire che per poter ottenere delle immagini di alto livello avremmo dovuto muoverci con un preavviso cortissimo in modo da poter sfruttare l’aria limpida e i cieli tersi che seguono giorni di brutto tempo o momenti di vento forte. Nel caso della Valtellina il cliente ci aveva dato circa 55 elementi che avrebbero dovuto entrare in qualche modo in un documentario non più lungo di dieci minuti…

Una parte ovviamente era da girare in interni e quindi era programmabile per i mesi meno propizi agli esterni ma, dovendo coprire tutto l’anno, era fondamentale essere nelle location adatte al momento opportuno con un preavviso di poche ore! Per ottenere questo risultato trovammo una serie di persone della valle con cui ci accordammo per telefonarci in piena notte quando avessero visto una stellata che prometteva una splendida giornata. Il trucco funzionò quasi sempre e la troupe ridottissima ci permise di riunirci e partire in poche decine di minuti per arrivare dove il nostro corrispondente ci aspettava con l’organizzazione necessaria alle riprese: persone. performer, vestiti, animali ecc.

L’incubo fu il montaggio che allora si otteneva portando la pellicola su una copia lavoro e arrivando a un montaggio in elettronico per poi finalizzare le scene scelte con un tele-cinema bilanciato e un montaggio elettronico finale con le scene scelte…. un vero incubo data la grande mole di scene girate in oltre 9 mesi di lavoro in una valle di oltre 300 km! Una delle scene più difficili fu quella girata sulla cima del Sasso Manduino dove l’elicottero affittato posò sulla cima il mio assistente (la troupe da estremo!) e una guida del posto per poi permetterci di girare intorno alla cima e ripescarli nel giro di 20 minuti…

La scena del kayak in un laghetto di acqua limpidissima fu girata in uno specchio d’acqua che si chiama “Il bidet della Contessa”, in val di Mello, dove trasportammo il natante sulle spalle per un tratto non indifferente. La scena abbastanza complessa è stata girata da almeno 4/5 inquadrature diverse per far sembrare il laghetto di forse venti metri molto più lungo.

La copia del film che potete vedere qui sotto è purtroppo un file tratto da un vecchio 3/4 di pollice troppo contrastato e scuro e con il croma alle stelle, ma non ho più il lettore del BVU da cui avrei potuto modificare contrasti e colori.

Appena inserii il filmato su YouTube ricevetti un avviso che mi accusava di aver utilizzato delle musiche di cui non avevo i diritti… Ovviamente il documentario era stato presentato in SIAE per avere le liberatorie necessarie e in effetti potrei andare a ricercarle, ma sinceramente non ne ho voglia. Pazienza se in certi stati non lo vedranno. Peggio per loro Il film vinse tra gli altri il premio più importante del mondo per un documentario turistico: il Grand Prix al Festival dei Festival di Vienna. All’inizio del film appaiono alcuni premi ma non tutti. Il Grand Prix e uno o due in più arrivarono dopo che il film era stato proposto al Festival di Trento di quell’anno cui questa copia si riferisce