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Produrre e Filmare i documentari turistici

I documentari turistici sono tra quelli più difficili da produrre.

Fondamentalmente  esistono due modi per farlo: il primo è quello classico e prevede una troupe normale che cerca di imbroccare una finestra di bel tempo e gira tutto quello che il cliente ha richiesto. Questo modo di produrre è quello che si usa quando la location è lontana e non si può pensare di ritornare più volte sul luogo, per ragioni di budget,  di tempo o di permessi.

Quasi sempre questo sistema da i risultatipiù scarsi per il fatto che quasi mai la meteo è dalla parte del produttore. Può capitare che ci sia bel tempo ma magari con foschia, oppure il cielo è velato o addirittura piove, obbligando al fermo troupe.

Il secondo sistema prevede una troupe piccolissima e diversi viaggi alla location, o una permanenza molto lunga. Ovviamente questo modus operandi è valido per le location raggiungibili in un lasso di tempo ragionevole, (o nel caso di location estere ci si affida a una lunga permanenza: un mese o più) . In questo caso un accordo con i vari responsabili dei temi che dobbiamo filmare ci permetterà di essere avvisati, magari con solo 12 ore di tempo, dell’arrivo del bel tempo o di una condizione particolare e di poterla filmare dato che una troupe minima è più facile da mobilitare che una standard.

Il secondo sistema è ovviamente indispensabile nel caso che si debba documentare un’intera stagione con i suoi cambiamenti di luci e di condizioni generali (per esempio una stazione turistica di montagna che normalmente usufruisce di due stagioni totalmente diverse: quella dello sci e quella estiva.

Il filmato che segue è composto da una parte del documentario “Valtellina : un mondo tra le Alpi” e alcune scene sub di “Carnatic: la nave senza volto”

Il primo ha vinto i più prestigiosi festival internazionali ed è stato girato in 16mm nello spazio di 8 mesi con frequenti viaggi da Milano alla Valtellina e una troupe di sole 3 persone (1 assistente e un produttore oltre a me). La relativa vicinanza a Milano della valle mi ha permesso talvolta di partire all’alba dopo telefonate che giungevano a tarda sera o addirittura nella notte. La troupe non era felice di venir svegliata e buttata giù dal letto ma un accordo preliminare ben studiato ha reso questo modo di lavorare più accettabile, evitando di pagare gli extra per gli orari assurdi a cui ci sottoponevamo.

Le immagini subacquee fanno  parte di un lavoro durato un mese in Mar Rosso. La particolarità del lavoro consiste nel lasso di tempo, del tutto inusuale, dedicato alla produzione. Tempo che ci ha permesso di scegliere le giornate con l’acqua più limpida e di scendere sott’acqua con due assistenti alle luci. La possibilità di avere 3 parchi luce contemporaneamente in acqua ci ha dato delle scene di ottimo dettaglio. L’uso di luci di taglio o addirittura di controluce ha aumentato la definizione dei soggetti e ha permesso di eliminare quel senso di piattezza che è fornito dalle solite luci frontali applicate direttamente alla MdP ( Arriflex submarine 16mm). Per comunicare sott’acqua ci affidavamo a una serie di disegni (storyboard) discussi a lungo in superficie e incollati sulla custodia della MdP o su una lavagnetta in plexiglass che ognuno degli assitenti e degli attori , aveva appesa alla propria cintura.

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