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(Italiano) Pessimi traduttori e doppiatori

18 maggio 2009 3 Comments

Tempo fa, in occasione di una qualche mostra cinematografica, un giornalista stava intervistando un attore italiano che aveva prestato la sua voce a un famoso attore americano e lo sentii dire che: “…In Italia abbiamo i migliori doppiatori del mondo…”

La frase mi ha fatto ridere e mi ha mantenuto di buon umore per tutta la giornata.

Vorrei fare due considerazioni su questa affermazione.

Forse abbiamo anche dei buoni doppiatori ma le loro performance sono tarpate da una serie di problemi che affliggono il nostro paese da sempre.

La maggior parte degli italiani non parla nessuna lingua straniera (intendo parlarla abbastanza bene da seguire un film in lingua originale, non chiedere a fatica un indirizzo …) Per questo motivo l’industria italiana del cinema ha dovuto servirsi dei doppiatori. Questi ultimi, purtroppo, padroneggiano raramente la lingua originale del film che stanno doppiando. Capisco che non tutti conoscano il mandarino o il coreano ma visto che il 90% dei documentari e dei film provengono dal mercato anglosassone o francese mi aspetterei di avere almeno un doppiaggio sensato. Purtroppo non è così. In caso contrario non si spiegherebbero gli strafalcioni esilaranti che si susseguono senza soste nei documentari e nei film che è possibile seguire in doppio audio (Mi riferisco principalmente ai canali SKY. Ma anche ai canali nazionali)

Il problema deriva principalmente dalla ignoranza dei traduttori e degli adattatori dei dialoghi. È ovvio che se il traduttore scrive una cazzata solo un doppiatore estremamente scrupoloso o gran conoscitore dell’argomento di cui tratta il film può intervenire e correggere lo svarione.

La mia esperienza personale nelle decine di interviste e testi tradotti per i miei lavori e nel seguire i documentari e i film di SKY mi fanno pensare che questo non accada quasi mai.

Ecco alcuni esempi veramente divertenti.

Siamo su Italia 1 – Una serie tv che vede come protagonista l’istruttore di un aeroclub americano che viene coinvolto spesso in drammatiche storie di volo….

Il film ci sta facendo vedere il nostro eroe che è in volo con un piccolo aereo che gli è stato sabotato (ma lui non lo sa) Vediamo un filo di fumo che inizia a uscire dalla coda (il solito fumogeno da 2 lire) alll’interno l’aereo si riempie di fumo leggero. Il nostro pilota controlla un po’ gli strumenti e poi, preoccupato dei rumori scoppiettanti del suo motore, si decide a contattare via radio la base:

Primo Maggio, Primo Maggio, November 1547 (è la sigla dell’aereo) chiama base. Mi sentite?”

Sul momento penso: Che strano nome ha questa Base: Primo Maggio… Non ha senso, il film non ha nessuna valenza politica…

Poi un pensiero mi fulmina: vuoi vedere che quell’imbecille del traduttore non sapeva che May Day è il segnale internazionale di chiamata di soccorso? Il testo originale deve essere stato qualcosa del genere:

May day, may day, November 1547 is calling tower, How do you read me?”

Il povero doppiatore si è trovato questa battuta e non gli ha neppure sfiorato il cervello che stava dicendo idiozie….

Altro esempio.

Questo è un vero film. Il soggetto è il classico confronto tra una squadra di detective e i rapinatori di banche. Il regista ad un certo punto vuole far vedere al pubblico che l’ennesima rapina è talmente spettacolare che i giornali del paese la mettono in prima pagina. Si vedono le rotative che sfornano migliaia di copie di giornali (idea vecchiotta, direi) e il nostro eroe tira fuori una copia ancora fresca di stampa per additarla ai suoi aiutanti. Sulla prima pagina troneggia un titolo a lettere cubitali:

“Daring bank robbery” con la foto di una enorme cassaforte aperta e desolatamente vuota.

Il sottotitolo in italiano dice testualmente: “Rapina alla Banca Daring”

Mi rotolo per terra dal ridere, urlando a mia moglie di venire a vedere l’ennesima geniale trovata dei traduttori romani.

Qui il problema è più grave. Nel caso precedente si poteva ipotizzare che il traduttore non sapesse che may day è l’appello via radio in caso di chiamata di soccorso, ma in questo caso è ignoranza crassa della lingua inglese.

Il titolo del giornale ha la parola Daring maiuscola perché è all’inizio della frase non perché sia un nome proprio. Il traduttore (ma chiamarlo così è un insulto alla categoria) l’ha scambiato per un nome proprio perché non conoscendo la lingua non gli è venuto il sospetto che fosse un aggettivo…

La traduzione avrebbe dovuto essere “Audace rapina in banca o anche “Originale rapina in banca” se il sistema usato fosse stato particolarmente ingegnoso. Daring ha sia il senso di audace che quello di originale.

Il problema si acuisce nel caso di documentari che si occupano di sport o di attività particolari. L’Italia, si sa, dovrebbe essere un paese di poeti e navigatori mentre è al massimo un paese di allenatori di pallone. Questo risalta ogni volta che vedo un documentario di vela o di qualche altro sport un po’ tecnico. Sono anni che i giornali italiani, le TV e i documentari parlano di ganci riferendosi ai moschettoni con i quali i rocciatori collegano la corda di sicurezza ai chiodi o alle protezioni veloci. Sono anni che sento parlare di funi invece che di corde (per l’arrampicata) oppure di corde o funi al posto di drizze, scotte o cime se si è in mare. In un documentario di National Geographic o di Discovery Channel, sull’aviazione i termini tecnici erano tradotti così male che era difficile seguire il senso del racconto: i flap sono flap anche in italiano, i winglets in italiano non sono né le “alette” né le “alucce”, come suggerisce un comune vocabolario, ma le “alule” che è untermine tecnico (anche se spesso in aviazione si parla direttamente con termini inglesi dato che la fonia, in aviazione, è in inglese e la terminologia è prevalentemente inglese.

Non ci vorrebbe molto ad accordarsi con un esperto dell’attività in questione per fargli controllare le traduzioni del documentario. Con Internet sarebbe addirittura più rapido e le reti tv darebbero un servizio decente ai loro clienti. È ovvio che i documentari specialistici delle reti satellitari sono diretti a un pubblico che in molti casi è specializzato e appassionato dello sport in questione…

Vi immaginate se in una partita di calcio sentiste che “l’attaccante ha raggiunto il suo scopo” invece di dire che ha segnato una rete? Goal ha un senso doppio in inglese…

Basterebbe che il testo della traduzione fosse convalidato da un giovane esperto dello sport in questione, magari bilingue.

Vi racconto l’ultima storia. Questa è più sofisticata perché richiede un minimo di conoscenza del mondo americano. Roba da turista medio, o poco di più.

Scena: un film di detective e cattivi. Novità: l’eroe è una donna cazzutissima e ovviamente bellissima. La ragazza ha appena sparato 200 colpi in tutte le direzioni possibili, all’interno del solito capannone industriale (a proposito sapete perché la maggior parte dei serial americani tipo CSI hanno le scene di sparatorie sui docks dei porti o nelle zone dei grandi capannoni? Soldi, soldi e ancora soldi. Sparare nel centro di Los Angeles costa una marea di soldi per l’affitto del territorio, bisogna chiudere varie strade al traffico e ci vogliono decine e decine di poliziotti, se la scena è notturna bisogna illuminare centinaia di metri della strada etc etc. Risultato: un bel capannone abbandonato e filmato di giorno.)

Dicevo che la ragazza ha appena respinto l’attacco di almeno 5 o 6 cattivi e si sta riparando in un angolo dietro a dei fusti d’acciaio. Di fianco a lei un uomo (per una volta i ruoli sono invertiti) spaventato e incapace di reagire.

Dialogo di lui:

“ Ma tu non hai mai avuto paura?

Lei, ricaricando la pistola:

“ Si, una volta, una vipera a Magic Mountain”

E io penso che la battuta è del tutto cretina perché lei non è una sbruffona e il tono non è ironico come avrebbe dovuto essere se lei avesse avuto paura di una vipera in montagna…

Poi continuo a seguire il dialogo ma distrattamente. Il cervello è rimasto alla vipera…

E, di colpo, la rivelazione: la linea di dialogo, nella sceneggiatura deve essere stata simile a questa

“Viper at Magic Mountain, I was scared….”

Spiegazione. Viper era il più grande ottovolante del parco a tema che si chiama Magic Mountain circa 30 minuti fuori Los Angeles. Una picchiata terrificante con giravolte e looping da far stramazzare chi non ama queste cose.

Il traduttore non si accorge che manca l’articolo (avrebbe dovuto essere a viper ) e ci racconta di una vipera su una montagna… Doppio errore, sia linguistico che di conoscenza del mondo del cinema americano. Chiunque segua i film del loro mercato si sarà scontrato con questo parco a tema (ci sono decine di ottovolanti di ogni tipo: da quelli tradizionali in legno fino a quelli tecnologici in acciaio che fanno acrobazie da Pattuglia Acrobatica Nazionale)

Ma no, il nostro traduttore, probabilmente nativo di Casal Palocco e pessimo viaggiatore oltre che traduttore va via liscio e il doppiatore anch’egli di Ostia, se tutto va bene, non si accorge dello svarione. Per quello che riguarda il mio quaderno è il 155°

A presto.

Dimenticavo: dei pessimi doppiatori parleremo presto.

3 Comments »

  • patrick said:

    Concordo su tutto, tranne che su un punto. e’ vero, in italia nessuno sa l’inglese ma i film si potrebbero vedere ugualmente in lingua originale. Non credo che la turchia abbia percentuali di gente che parla l’inglese maggiore che l’Italia, eppure nelle grandi città i film stranieri non sono doppiati (nelle altre città danno solo film turchi).

    p.

  • APF said:

    La cosa che mi infastidisce è che capita spesso che mi rovinino il gusto di godermi un bel film. Esempio? Pino Insegno (che dovrebbe imparare più che Insegnare…)doppia parecchi film ma la pronuncia romana è pesante, per capirci “problema” diventa “probblema”, “libertà” diventa “libbertà” ecc.

    Grazie Michele di aver sollevato la questione, il problema non è da poco.

    APF

  • Alliandre said:

    Ciao,
    il problema degli sport tecnici vale anche per i testi scritti.
    Con i testi di equitazione m’imbatto talmente spesso nel problema che ho deciso di non acquistare più testi tradotti.
    Tanto è estremamente difficile trovare un traduttore verso l’italiano che conosca un minimo di equitazione (la nostra tradizione equestre, che risale al Seicento, è andata a farsi benedire), e sono stanca di pagare gli editori per poi trovare zampe per gambe, cavallerizza per amazzone, fantino per cavaliere, stallone usato a sproposito e altre amenità del genere…